Mostra della collezione Giuseppe Iannaccone alla Triennale 2017

 

"Italia 1920-1945 – Una nuova figurazione e il racconto del sé” è la mostra che dal 01 febbraio al 19 marzo 2017 mette in scena alla Triennale di Milano quasi cento opere tra le due Guerre della Collezione dell'avvocato Giuseppe Iannaccone. La mostra è stata curata da Rischa Paterlini e da Alberto Salvadori.

L’esposizione di questa collezione, che trova la sua collocazione naturale nella casa del collezionista e che è costituita da opere pensate e realizzate per essere posizionate nelle case e non in luoghi pubblici, si doveva distinguere sia da un’esposizione museale permanente che da una temporanea, evocando piuttosto un “ambiente domestico”.

Le dimensioni importanti della sala del cubo A della Triennale di Milano denunciavano però continuamente la funzione pubblica dell’ambiente e quindi, per ricordare uno spazio privato, si è deciso di ridimensionarne percettivamente le proporzioni.

Si sono così pensati degli elementi sospesi che ne abbassassero ed accordassero le altezze.

Per armonizzare il supporto alle dimensioni delle opere e non farle “galleggiare” nelle alte pareti esistenti si è deciso di non utilizzare mai direttamente l’involucro della sala come supporto e di realizzare delle pannellature che ridefinissero lo sfondo delle opere.

Anche la neutralità dell’involucro allontanava nuovamente dalla dimensione e dal carattere di una abitazione. Si è quindi scelto di far emergere gli elementi dell’allestimento attraverso l’uso di materiali neutri ma fortemente caratterizzati come la carta, il tessuto ed il legno nel tentativo di riscaldare lo spazio espositivo senza andare in competizione con le opere.

La sala poi, fortemente direzionale, ospiterebbe naturalmente un percorso espositivo obbligato e conseguentemente una visione sequenziale delle opere esposte mentre la visione di questa collezione doveva essere quasi statica, contemplativa.

Nel contempo le esigenze critiche e di ordinamento richiedevano un percorso allestitivo non strettamente cronologico ma che cercasse di rappresentare la complessità delle relazioni tra le opere della collezione.

Si è scelto quindi di rallentare la visione delle opere interrompendo la continuità di questo spazio riaprendo le finestre tamponate, realizzando una pausa importante in uno spazio indistinto ed ormai illuminato artificialmente unicamente dall’alto.

Le variazioni di ritmo e l’articolazione planimetrica generata dai supporti, l’uso dei velari verticali come partizioni che non interrompano la continuità visiva e dei velari orizzontali come elementi che definiscano ambiti privilegiati, l’insieme di tutte le azioni progettuali è volto a realizzare degli ambienti dove “stare” e imbastire visivamente relazioni scientifiche o personalissime tra le opere.

 

L’allestimento è stato realizzato da We Exhibit; il progetto grafico è stato curato da Mousse Agency.

 

Foto di Dario Lasagni